• Raffaele Picilli

Fundraising per la politica: i partiti e il 2 per 1000

Con l'abolizione del finanziamento pubblico, i partiti si sono affidati alla raccolta del 2x1000 per finanziare le loro attività (e i loro costi). Tuttavia, i risultati ottenuti fin qui non sono stati dei migliori. La soluzione? Un approccio più serio e reale al fundraising!


A partire dal 2014, i finanziamenti pubblici ai partiti politici sono stati ridotti in maniera graduale: nel 2014 del 25%, nel 2015 del 50%, nel 2016 del 75% e infine sono stati completamente eliminati nel 2017. Così, dal 2014, ha fatto definitivamente il suo ingresso nel mondo della politica italiana il termine fundraising.

Il fundraising, da non confondere con la semplice ricerca e raccolta di fondi, rappresenta uno strumento pressoché nuovo per la politica nostrana. Aggregando e coinvolgendo i sostenitori e garantendo la fidelizzazione dei donatori-elettori, il fundraising permette a candidati, partiti e movimenti politici di contare su solide basi economiche e su una modalità nuova e differente di comunicazione e partecipazione.

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IL 2X1000 AL POSTO DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO

Dopo il 4 per 1000, l’8 per 1000 e il 5 per 1000, nel 2014 è arrivato in Italia il momento anche del 2 per 1000 a sostegno della politica, un metodo di finanziamento indiretto già testato con successo per il Terzo Settore e le confessioni religiose.

Il 2 per 1000 doveva rappresentare il nuovo cardine del sistema per sostituire il finanziamento pubblico ai partiti: non concedendolo più lo Stato, ci avrebbero pensato i cittadini a finanziare i loro partiti preferiti. Tuttavia, purtroppo le percentuali di adesioni sono state, da subito, bassissime. Su 41 milioni di contribuenti, oggi poco più del 3% utilizza questo sistema di finanziamento indiretto.

Nella dichiarazione dei redditi, al contribuente il 2 per 1000 non “costa nulla” e per assegnarlo non deve seguire processi complicati: basta un codice e una firma. Eppure non interessa a tanti.

Perché non funziona ancora bene? Innanzitutto perché manca una cultura del dono diffusa a sostegno della politica e poi perché le tecniche di fundraising sono lontane da molte segreterie e da molte tesorerie. Ci sono politici, in Italia, che credono che chiedere soldi a sostegno di una campagna elettorale sia fare la questua. Non è così. Se fosse vero, gli Stati Uniti sarebbero pieni di questuanti, a cominciare dall’attuale presidente Biden, che nell'ultima campagna elettorale ha raccolto la cifra record di 1 miliardo di dollari di donazioni.


IL BILANCIO DEI PARTITI NEL 2020

Nel 2020, il 2 per 1000 ha fornito risultati leggermente migliori rispetto all’anno precedente.

Il Partito Democratico e la Lega per Salvini Premier si confermano ai primi posti con 7,4 e 2,3 milioni di euro ricevuti, pur perdendo rispettivamente un milione e quasi 700mila euro rispetto all’anno prima.

Perde anche Forza Italia: solo 575mila euro. Italia Viva raggiunge 725mila euro da 45mila contribuenti. Quasi la stessa cifra la raccoglie Azione, ma con meno di 30mila firme.

Chi sale è sicuramente Fratelli d’Italia che arriva ad ottenere oltre 2 milioni di euro. Il partito guidato da Giorgia Meloni, inoltre, passa da 93.800 a oltre 164mila contribuenti sostenitori.

Segue, in perdita, la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania: 646mila euro da 57mila persone.

I Verdi raccolgono 616mila euro con 53.451 firme. Seguono, come detto, Italia viva con 45mila scelte e Più Europa, che cala da 51mila a 41mila firme e riceve 609mila euro.

Chiudono infine i partiti più piccoli con somme che vanno dai 300mila ai 150mila euro.


IL FUNDRAISING COME TERMOMETRO DELLA PARTECIPAZIONE

Donna dona denaro a ragazza dopo volontariato (fundraising)

Il 2 per 1000 può rappresentare un valido termometro per misurare la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica del nostro paese. Col calo delle tessere e dell'attivismo, non ne abbiamo molti altri.

La politica non è un'attività a costo zero. Servono risorse umane e finanziarie. Un progetto politico ben definito, credibile, trasparente, ben comunicato e con idee coinvolgenti, avrà molte più possibilità di essere finanziato e di stimolare il coinvolgimento e la partecipazione più o meno diretta dei cittadini.

Il fundraising, con le sue tecniche e i suoi messaggi, è la sola speranza per ridare vigore ad un rapporto, ormai logorato, tra elettori ed eletti. Esso, infatti, non si esaurisce nella sola questione monetaria. Il coinvolgimento e la mobilitazione dei cittadini mediante il sistema delle donazioni crea meccanismi di attivismo positivi e preziosi. Il legame che si stringe attraverso il sostegno anche economico a un candidato/partito, fa sentire l'elettore protagonista della campagna, un suo piccolo azionista.

In un contesto di atavica sfiducia verso la politica e di crisi della partecipazione, con i rubinetti finanziari chiusi e/o lasciati in mano alle fondazioni, per partiti e candidati non resta che cambiare strategia e virare vero un'applicazione più seria, trasparente e strutturale della comunicazione, non più finalizzata a una mera propaganda politico-elettorale, ma al coinvolgimento creativo, fattivo ed economico di cittadini ed elettori.


Per approfondire l’argomento puoi leggere anche: Raffaele Picilli-Marina Ripoli: “Come raccogliere fondi per la politica”, Rubbettino Editore oppure Raffaele Picilli-Marina Ripoli: “Fundraising e comunicazione per la politica”, Rubbettino Editore.


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