• Giuseppe Giordano

Perché Google Plus sta chiudendo?

Aggiornato il: 7 feb 2019

BigG chiuderà il suo social network il prossimo 2 aprile. Si tratta del più grande fallimento di Google



Hai aperto la tua Gmail? No? Allora non ti sarai accorto dell'avviso che Google ha inviato a tutti i suoi utenti, ovvero quello in cui annuncia l'imminente chiusura di Google+, il suo social network.


È un vero peccato per quelle che erano le funzionalità e le possibilità almeno in teoria offerte dal social rosso, anche in ottica di web mmarketing e di posizionamento SEO. Ma lo strapotere di Facebook e l'incapacità di Google+ di darsi un'identità propria e ben definita ne hanno segnato la sorte.


Dopo l'attacco hacker subito da centinaia di migliaia di account Google proprio attraverso una falla in G+, già a settembre BigG aveva annunciato che avrebbe messo il lucchetto al suo social e oggi invita a salvare foto, video e altro materiale pubblicato.



Google+, cos'è (o cos'era)?


Google+ è (o forse è meglio dire "era") il social network di Google, quello che teoricamente doveva fare le scarpe a Facebook.


Google Plus, #cosedispin

Nato nel 2011, Google+ era stato creato con l'ambizione di diventare il social network numero 1 al mondo. E poteva anche farlo, dato che partiva da un patrimonio di miliardi di account fornito dal più grande motore di ricerca e dal più grande fornitore di servizi email al mondo, visto che con uno stesso account è possibile accedere a decine di altri servizi targati Google. "Un unico account, tutto il mondo Google", recitava lo slang di BigG.


Infatti questo sembrava essere il suo più grande punto di forza. Non solo era possibile suddividere i propri contatti e interessi in cerchie, non solo i video di YouTube erano praticamente "nativi" per il social, senza bisogno di spostarsi su un altro sito o un'altra app e senza essere penalizzati dall'algoritmo come accade su Facebook, ma era possibile persino trovare i post pubblicati su G+ indicizzati sul motore di ricerca. Quindi Google+ sembrava poter garantire anche una certa visibilità in ottica SEO. "A Google piace Google" diceva qualcuno... E invece...



Il social senza socialità


Così, nel giro di un paio di settimane dalla nascita, G+ contava già più di 10 milioni di utenti, per raggiungere il miliardo solo due anni dopo.

Numeri impressionanti, vero? Sì, ma anche numeri dopati. Il fatto di avere, come detto prima, un unico account per tutti i servizi Google ha avuto l'effetto benefico di far schizzare in alto e in poco tempo le iscrizioni, ma allo stesso tempo di creare solo milioni e milioni di utenti inattivi.


Si trattava infatti di un social senza socialità, un deserto di account dove gli utenti stavano solo per qualche secondo e dove le aziende e i marchi postavano solo per provare a scalare posizioni SEO su Google Search. Le interazioni fra iscritti erano davvero minime e anche le community hanno finito per appassire presto, senza trovare un reale senso di vita.



La mancanza d'identità


Perché? Perché Google Plus non è riuscito a differenziarsi, non è riuscito a definire l'identità di sé rispetto agli altri.


Cos'era G+ rispetto agli altri social? Cos'era per te? Lo usavi?


I social più grandi e famosi sono riusciti a darsi un'identità precisa: Twitter possiamo definirlo come il social di microblogging, ed è quello che ha lanciato l'uso degli hashatag per argomenti e parole chiave come #cosedispin, LinkedIn è il social professionale, Instagram quello per immagini e degli influencer, e Facebook... beh, Facebook era già la più grande piazza pubblica al mondo, quello che era pure G+.


Appunto: G+ era una piazza pubblica come Facebook, era la copia rossa di FB, era come un social che già esisteva e che già aveva conquistato il suo mercato. Google Plus è rimasto sempre una copia, e si sa: tra l'originale e la copia si preferisce sempre l'originale.


A parte il colore rosso, le cerchie, gli hangout, G+ non è mai riuscito a differenziarsi in maniera efficace, e soprattutto è rimasto sordo alle richieste degli utenti per una maggiore fruibilità.



G+ data break


Se poi ci mettiamo la falla nel sistema di sicurezza, il gioco è fatto!


Se c'era una cosa su cui G+ poteva puntare per tirarsi su dopo gli scandali di Cambridge Analytica che hanno travolto Facebook e la sua "non-curanza" nel trattamento dei dati personali era proprio la sicurezza. E invece dopo la scorsa estate si è scoperto che Google ha subito un attacco hacker proprio attraverso G+. Attacco che ha esposto 500.000 utenti e che addirittura era avvenuto a marzo. Quindi da marzo fino a ottobre nessuno aveva saputo di nulla.


Infatti, temendo per la propria reputazione, Google aveva nascosto l'attacco, ma quando è stato scoperto, le ripercussioni sono state ancora maggiori. Probabilmente, proprio questo attacco hacker è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e a spingere Google a chiudere G+.


D'altronde anche questo è stato un grave errore: non solo la mancanza di sicurezza, ma anche la mancanza di trasparenza. Aspetti molto importanti e molto sentiti specie in epoca di GDPR e di una più alta attenzione da parte degli utenti verso questi aspetti.



Vuoi salvare i tuoi dati? Ecco come


Anche tu hai un account G+ e vuoi salvare i tuoi dati? Hai tempo fino al 2 aprile per farlo, giorno della chiusura definitiva di Google Plus.


In questo link che Google ha inviato nella suddetta email di avviso trovi tutte le indicazioni per scaricare e salvare il materiale da te postato su G+ o solo una parte di esso a tua scelta. Fatto ciò potrai dirgli addio.



Già, ma per chi? Quali altri canali social utilizzi? Con quali obiettivi? Fammelo sapere, mi raccomando! E magari aggiungi anche me! ;)




TAG: #Google #GooglePlus #marketing #WebMarketing #social #SocialMedia #BrandReputation

#cosedispin è il blog personale di Giuseppe Giordano, spin-doctor, consulente politico e di marketing e social media manager

indirizzo email: cosedispin@gmail.com

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